ULTRA MOENIA FESTIVAL. OLTRE LE CRITICHE, LA PAROLA AGLI ORGANIZZATORI.

Contro l’immagine di città di mafia (ingiusta e immeritata) e di cronaca nera (le cui cause sono da rintracciare anche nell’assenza di un importante piano cultura e di spazi di socialità). È stata l’occasione di dare voce alla professionalità di cittadini manduriani, di artisti manduriani, di associazioni manduriane, di aziende manduriane con l’apporto di figure esterne in una logica del fare insieme.

È stata la prima manifestazione con ampio respiro strategico che abbia posto il Parco Archeologico al centro di una programmazione che coniugasse l’interesse scientifico a quello artistico, passando dall’esperienza di contatto e conoscenza del nostro territorio. È stata la cartina al tornasole dei punti di forza e dei limiti della nostra comunità. Le mistificazioni e i veti della stampa locale, per ragioni diverse, uniti a comportamenti autolesionistici di taluni, egualmente criticabili, non sono riusciti a scalfire la bellezza della manifestazione in tutti i suoi aspetti.

Ultra Moenia Festival è andato oltre nella comunicazione, nelle logiche culturali, nell’offerta promozionale del territorio, nella suggestiva emozione dei momenti e dei contesti. Criticare i numeri delle presenze, di per sé significative tenuto conto della prima edizione e del contesto Covid, richiede capacità di analisi e onestà intellettuale. Chi critica non so se abbia mai partecipato alle iniziative culturali che si tengono in altri parchi archeologici (Egnazia, Vaste, Siracusa, Paestum ecc.), dove certamente gli spettatori sono selezionati in ragione della specificità dei luoghi in cui gli eventi si svolgono (non è il forum italico né lo Stadio comunale né la piazza di San Giovanni in Laterano) e della loro cultura.

Certamente un evento di danze brasiliane o una bella sagra di ‘cozze cieche e vino’ (come qualche dotto ha già in passato promosso) avrebbe potuto attirare più gente. Ma c’è da chiedersi: è ciò che può rilanciare il Parco? È come comparare il successo di botteghino di un film cinepanettone a quello di un film di Nanni Moretti o dei fratelli Taviani. Certo se i giornali locali preferiscono parlare del bagno in mare di Jerry Calà (con tutto il rispetto per l’attore che forse avrebbe voluto più privacy), piuttosto che di eventi di qualità, come quelli avutisi nel Parco o l’altra sera in Piazza Commestibili, con Carolina Bubbico e il coro antiviolenza, vuol dire che siamo solo agli inizi di una rivoluzione culturale.

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