SAVA. “Quotidiano di Puglia prenda ogni iniziativa per ridare la dignità a Fernando D’Ambrogio calpestata dalla vostra testata con articoli infamanti e diffamatori, i quali hanno denigrato il mio cliente

Dal Direttore Giovanni Caforio riceviamo e pubblichiamo.
L’avv. Michele Laforgia del foro di Bari, difensore dell’imputato, scrive al giornale jonico e chiede l’immediata pubblicazione, di questa lettera, alla luce delle assoluzioni ottenute.

A “Quotidiano di Puglia”, con la presente, quale difensore nel grado di appello del sig. Antonio Fernando Ambrogio, comunico l’avvenuta assoluzione del medesimo nell’ambito del procedimento penale n. 4133/2013 r.g.n.r., avente ad oggetto i presunti attentati estorsi ed incendiari in danno, tra gli altri, del sindaco di Sava Dario laia e di sua moglie, nonché una ipotesi di turbativa d’asta.

A tal proposito, rappresento che le vicende in questione sono state ampiamente trattate dalla Vostra redazione, tanto sull’editoriale online quanto sullo stampato. A titolo non esaustivo, si fa riferimento agli articoli del 9.4.2017, intitolati “Attentato al sindaco, tre indagati “È stato il racket delle sepolture” e “Intimidazione al sindaco Iaia, imprenditore finisce sotto accusa”, all’interno dei quali il Sig. D’Ambrogio veniva accostato al “Racket delle sepolture”, asseritamente ritenuto responsabile di gravissimi episodi criminali.

Ebbene, quanto ai presunti attentati incendiari appiccati a Lizzano il 16.4.2013 alle vetture “Jaguar S-Type” e “Mercedes Classe A” di proprietà, rispettivamente, del sindaco del Comune di Sava Dario laia, e di sua moglie Novella Pastorelli – accuse confluite nel capo a) di imputazione -, il Sig. D’Ambrogio veniva assolto già in primo grado, con la formula “per non aver commesso il fatto”, con sentenza depositata dal Giudice presso il Tribunale di Taranto in data 15.6.2020.

In primo grado, il Sig. D’Ambrogio veniva altresì assolto, con la formula “perché il fatto non sussiste”, pure dall’ipotesi di reato di turbativa d’asta. Nello specifico, trattasi della vicenda – capo b) dell’accusa – inerente al ribasso del 41 % della base d’asta, presentata dalla Cooperativa gestita dal D’Ambrogio, in relazione alla gara di appalto per l’affidamento dei servizi cimiteriali del Comune di Sava, indetta con determinazione  del 31.10.2014  numero 588.

Ciò detto, quanto ai restanti capi di imputazione, il Sig. D’Ambrogio., e gli altri imputati sono stati tutti assolti con la formula “perché il fatto non sussiste”, come da dispositivo reso dalla Corte d’Appello di Lecce, Sezione distaccata di Taranto, in data 10.1.2022. Quanto al capo c) di imputazione, il Giudice di secondo grado ha ritenuto non sussistente la presunta estorsione perpetrata in danno di Alessandro Notaro, rappresentante legale. della “Franeco S.r.l.”, e quindi la non colpevolezza del D’Ambrogio e del Ricchiuti in relazione alla rinuncia della società del Notaro alla gara di appalto, indetta dal Comune di Sava, per l’aggiudicazione dei servizi cimiteriali.

Quanto al capo d), il Sig. D’Ambrogio è stato assolto, unitamente ad Antonio Urbano, dalla accusa di tentata estorsione in danno di Franco Saranno, ex dipendente della Cooperativa Aurora, volto ad ottenere la rinuncia alla procedura esecutiva avviata da quest’ultimo e dal fratello Antonio nei confronti della Cooperativa. Inoltre, la Corte d’Appello di Taranto ha assolto il D’Ambrogio anche dall’episodio dell’incendio appiccato, in data 20.11.2013, alle due autovetture Smart Mercedes di proprietà di Gregorio Pizzi, genero di Franco Saracino, asseritamente punito per essersi interessato alla vicenda legale del suocero.

Ciò detto, il giudizio di appello ha ampiamente dimostrato l’innocenza del D’Ambrogio in relazione a tutti gli addebiti contestati, come dimostra l’intervenuta assoluzione.

Considerato il diffuso clamore mediatico che le accuse hanno avuto in seguito alla pubblicazione degli articoli, soprattutto alla luce dell’attività imprenditoriale e politica all’epoca svolta dall’interessato, prego vogliate adottare ogni iniziativa ritenuta opportuna per attenuare il pregiudizio sofferto del D’Ambrogio, additato più volte con il grave appellativo quale membro del “Racket delle sepolture”.

Tanto premesso, resto a Vostra disposizione ulteriore chiarimento in merito.

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